
Recensione de Il Fabbricante di lacrime
Il Fabbricante di lacrime è un film del 2024 diretto da Alessandro Genovesi, adattamento cinematografico dell’omonimo romanzo di Erin Doom.
Libro di grandissimo successo, molto popolare tra la comunità giovane di TikTok, è una grande scommessa cinematografica per noi vinta, seppure attinga direttamente all’America adolescenziale più stereotipata e con palesi rimandi a Twilight.

La protagonista della storia è Nica (Caterina Ferioli), un’adolescente che ha vissuto gran parte della sua vita in un terribile e oscuro orfanotrofio chiamato Grave, per via della scomparsa prematura dei suoi genitori.
Questa lunga e traumatizzante esperienza in istituto l’ha spinta a costruire un legame profondo con alcune storie che, a lungo andare, sono diventate delle vere e proprie leggende simboliche a cui aggrapparsi. Fra queste impera quella del Fabbricante di lacrime, appunto, un essere indefinito, forse un uomo, con il quale si identifica la genesi delle paure e sofferenze insite nell’animo umano. Divenuta adolescente, viene adottata da una famiglia che la prenderà con sé insieme ad un altro ragazzo del Grave: Rigel (Simone Baldasseroni, il rapper Biondo), il favorito della feroce direttrice dell’istituto, nonché distante e antipatico alla stessa protagonista, ma comunque motivo di attrazione oscura per lei.
Un nuovo capitolo della vita di entrambi si staglia all’orizzonte, trascinandosi addosso i profondi traumi di un’infanzia mai stata tale. Ben presto i due ragazzi sperimentano tra loro erotismo, passione e amore. Un film poetico e molto ben recitato dai giovani protagonisti.
Leggi il libro e guarda il film, aspettiamo qui sotto i tuoi commenti.
Articolo di Manuela Ciferri.